Colonna cervicale

Anatomia del rachide cervicale

Colonna: il rachide cervicale comprende sette vertebre, cinque delle quali (C3-C7) seguono un disegno schematico comune a tutte le vertebre della colonna e due (C1-C2) hanno una costruzione anatomica differente.
 
 
 Anatomia normale del rachide cervicale

Fig 1

 
 
L’insieme delle vertebre cervicali costituisce il rachide cervicale e forma il supporto osseo del collo. La mobilità è garantita dalle connessioni intervertebrali quali i dischi, le faccette e i legamenti. La rotazione del capo è resa possibile dalla configurazione anatomica specifica delle prime due vertebre (C1/C2), chiamate atlante (C1) ed epistrofeo (C2), mentre la flessione, l’estensione e l’inclinazione laterale sono eseguite nel rachide cervicale inferiore.
 
 
 Flessione/estensione 

Fig 2

 
 Rotazione C1/2

Fig 3

 
 
Gli archi vertebrali, che sono collegati tra loro per mezzo del ligamento giallo, formano il canale rachideo cervicale. Insieme ai corpi vertebrali in posizione anteriore e ai dischi intervertebrali, si forma un canale con aperture laterali segmentali. All’interno di questo canale si trova il midollo spinale, con le radici dei nervi che fuoriescono bilateralmente verso le estremità superiori.
 
 
PATOLOGIA DEL RACHIDE CERVICALE
 
 IL RACHIDE CERVICALE NEL BAMBINO
Patologie congenite

Instabilità di C1/2 (atlo-epistrofica)
Una fonte di instabilità del segmento atlo-epistrofico è lo sviluppo patologico del dente dell’epistrofeo. Questo può manifestarsi come una non formazione (aplasia) o come un ossicino separato (osso odontoide). Queste condizioni portano a un aumento dell’ampiezza di movimento o a una sublussazione tra l’epistrofeo e l’atlante, che può risultare in un trauma ripetitivo e a lesioni del midollo spinale.

Diagnosi: questa condizione può essere diagnosticata per mezzo di radiografie del collo, in flessione/estensione, mediante tomografia computerizzata (TC) o risonanza magnetica nucleare (RMN).
 

IL RACHIDE CERVICALE NELL’ANZIANO


La degenerazione può provocare modifiche dolorose dell’anatomia. L’osteoartrite delle faccette articolari e la patologia degenerativa discale (DDD) sono le condizioni più comuni. Una protrusione sulla radice del nervo o sul canale rachideo può essere provocata dalla formazione di osteofiti o dall’ispessimento e la calcificazione dei legamenti. Negli stadi avanzati, può sopravvenire una deformazione cifotica del rachide cervicale con conseguenti problemi nel mantenere la posizione eretta.
 
 
 
Sindrome delle faccette articolari
Questa condizione è caratterizzata da un dolore prevalentemente assiale. Tale dolore deriva dall’osteoartrite delle articolazioni intervertebrali (faccette). L’esistenza di una “sindrome delle faccette articolari” come entità patologia è controversa. Diagnosi: questa condizione può essere diagnosticata mediante esame clinico, diagnostica per immagini (modificazioni degenerative delle faccette) e un’infiltrazione locale delle faccette.
 
 
Diagnostica invasiva
Fig 4
 
 
Trattamento: non sono ancora disponibili protesi delle faccette articolari, come quelle utilizzate per le anche e per altre articolazioni dell’organismo. Lo scopo del trattamento è quindi quello di eliminare il dolore immobilizzando il segmento doloroso.
 
 
Stabilità permanente dopo la fusione
Fig 5
 
 Fissaggio di C1/C2 (atlo-epistrofica): viti
Fig 6
 
 
DOLORE DISCOGENICO
Il dolore proveniente da uno o più dischi nel rachide cervicale può causare un dolore assiale lancinante nel collo. Il meccanismo del dolore proveniente da un disco cervicale non è ancora perfettamente chiarito. Si presume che un trauma, la degenerazione o altri fattori avversi che compromettono l’integrità del disco possano provocare una sindrome dolorosa del collo.
Diagnosi: la diagnosi si basa sull’indagine clinica, sulla diagnostica per immagini (prevalentemente RMN) e sulla discografia.
Trattamento: la modalità classica per trattare il dolore discogenico è l’immobilizzazione del segmento doloroso. La fusione è generalmente realizzata con un approccio anteriore, rimuovendo e sostituendo il disco dolente utilizzando un distanziatore biocompatibile con o senza fissaggio della piastra.
 
 
 Rachide cervicale: decompressione del canale rachideo
Fig 7
 
Nuove tecniche evitano l’immobilizzazione del segmento impiegando protesi discali. In questo modo si elimina la fonte del dolore (il disco) senza sacrificare la mobilità segmentale (fisiologica). L’esperienza clinica con le protesi discali è ancora limitata (2005). Secondo studi preliminari, la protesi discale fornisce risultati analoghi a quelli osservati a medio-breve termine nelle fusioni.
 
 
 Disco artificiale nel rachide cervicale
Fig 8
 
 

COMPRESSIONE DI UN NERVO DEL RACHIDE CERVICALE

I dischi cervicali sono soggetti a ernia discale e protrusione discale come i dischi lombari. Inoltre, a causa di modifiche degenerative di alcune parti del rachide cervicale, con il tempo possono formarsi osteofiti (apposizioni ossee). Entrambe le condizioni possono aumentare la pressione sul nervo spinale o sul midollo spinale. In base alla posizione della compressione, i segni o sintomi clinici sono di tipo radicolare (nervo spinale) oppure mielopatico (midollo spinale). La compressione da parte di materiale discale sporgente (solitamente acuta) è denominata ernia molle, mentre la compressione da parte di osteofiti (o in associazione con materiale discale) è solitamente cronica e prende il nome di ernia dura.
 
 
ERNIE DISCALI NEL RACHIDE CERVICALE
Fig 9
 
 
Immagine di una risonanza magnetica di un’ernia discale mediana nel rachide cervicale
Fig 10
 
 
SINTOMI RADICOLARI
Sintomi radicolari da materiale discale/osteofiti
In funzione della radice del nervo interessato, si verificano dolore, disturbi sensoriali o debolezza muscolare nel segmento corrispondente.
 
 
 
Fig 11
 
 
Diagnosi: i sintomi radicolari possono essere diagnosticati attraverso la valutazione della storia clinica, gli esami clinici, la diagnostica per immagini (TC e RMN) e le indagini neurologiche.

Trattamento: lo scopo del trattamento chirurgico è di eliminare la pressione sulla radice del nervo rimuovendo il materiale discale/osseo sporgente. L'approccio conservativo con farmaci antinfiammatori ed esercizi muscolari può rivelarsi efficace.
 

COMPRESSIONE DEL MIDOLLO SPINALE CON MIELOPATIA 
(STENOSI DEL CANALE RACHIDEO CERVICALE)

Il canale rachideo può restringersi a causa della pressione esercitata dai tessuti adiacenti, creando una compressione sul midollo spinale. Se non è conseguente a una ferita, questo processo è cronico e i sintomi si sviluppano lentamente. Talvolta il paziente non lamenta la comparsa di sintomi e solo un dolore al collo o esami diagnostici effettuati per altri fini rivelano casualmente una stenosi e una compressione. Questo complica la scelta terapeutica. Il trattamento chirurgico, che include l’allargamento del canale rachideo, assume un ruolo profilattico in situazioni simili. Negli stadi avanzati, il midollo spinale è gravemente danneggiato e i sintomi di mielopatia sono evidenti sia al paziente sia al medico.
 
 
Stenosi del canale rachideo cervicale (sezione trasversale)
Fig12
 
 
DECOMPRESSIONE DEL CANALE RACHIDEO CERVICALE
Fig 13
 
Vedere figura 7
 
 
Rachide cervicale: decompressione del canale rachideo
Fig 7
 
Diagnosi: il restringimento del canale rachideo o stenosi del canale rachideo è confermato dalla diagnostica per immagini (TC e RMN), ma non costituisce una diagnosi certa di mielopatia, poiché questa si basa principalmente sui rilievi clinici o neurofisiologici. La scelta del trattamento ottimale deve tenere conto di entrambi i fattori: sintomi clinici e risultati degli esami di diagnostica per immagini. La decisione di operare è inoltre influenzata dal numero di segmenti stenotici.

Trattamento: un fattore importante per le procedure decompressive è il timing.