Vertebroplastica: cementazione vertebrale

OSTEOPOROSI E FRATTURE VERTEBRALI: IL CEMENTO NELLE VERTEBRE

Cosa si intende per osteoporosi?

L’osteoporosi è una malattia delle ossa che comporta un aumento del rischio di fratture. Nell’osteoporosi la densità minerale ossea (BMD) è ridotta, la microarchitettura dell’osso è disgregata e la quantità e varietà di proteine non collageniche nell’osso è alterata. Fondamentalmente, si verifica una riduzione dello spessore della struttura dell’osso che influisce sulla resistenza dell’osso (Fig. OP1). Può interessare qualsiasi osso dell’organismo. Alcune ossa, quali quelle del polso, il femore e le vertebre, hanno tuttavia una maggiore tendenza a sviluppare sintomi o a subire fratture, a causa della relativa struttura anatomica e del rischio meccanico.
 
 
 

Fig. OP1

La diminuzione della resistenza meccanica può causare fratture vertebrali semplici, senza traumatismi o lesioni. Si stima che fino al 50% di soggetti di sesso femminile (30% di sesso maschile) sperimentino almeno una frattura vertebrale osteoporotica nel corso della vita. Le fratture vertebrali dovute all’osteoporosi possono causare un dolore improvviso. Il paziente sente improvvisamente un dolore acuto, spesso associato a una sensazione di “incrinatura” nella schiena. La sensazione è spesso peggiore nei momenti di attività e si attenua a riposo. Un esame radiologico o la risonanza magnetica nucleare (RMN) confermeranno o riveleranno la vertebra fratturata.

Spesso la frattura migliora progressivamente nel giro di 3-12 settimane fino a guarire, senza effetti secondari. Talvolta la frattura guarisce più lentamente e il paziente lamenta un dolore persistente e una riduzione dell’attività fisica, con effetti secondari quali una diminuzione dell’autostima, una flessione dell’umore e una immagine corporea negativa.

Talvolta, particolarmente nel caso di fratture multiple, questo può provocare deformazioni e una perdita di equilibrio della colonna vertebrale. (Fig. OP2).
 
 
 

Fig. OP2

 
Per questo motivo, si raccomanda un trattamento precoce di rinforzo osseo. Le deformità della colonna vertebrale creano carichi anomali e aumentano ulteriormente il rischio di fratture supplementari e di peggioramento della deformità. (Fig. OP3,4). L’intervento chirurgico può essere indicato per arrestare questo processo e rallentare la progressione di qualsiasi deformità.
 
 
 

Fig. OP3

 
 

Fig. OP4

 
Grazie alle capacità di autoguarigione delle fratture ossee nella colonna vertebrale, le fratture “silenziose” non sono rare: dopo un periodo di dolore alla schiena, il paziente migliora nel tempo e dimentica l’episodio. Un esame radiologico, effettuato per altri motivi in una data successiva, può rilevare la posizione della frattura, ormai asintomatica.
 
DIAGNOSI
Non tutte le fratture vertebrali negli anziani sono dovute all’osteoporosi. L’osteoporosi deve quindi essere accertata prima di instaurare il trattamento.

Clinicamente, una storia di fratture senza cause di un certo rilievo della colonna vertebrale, del polso o dell’anca, suggerisce una possibile osteoporosi. Generalmente, il paziente segnala un rumore di incrinatura nella colonna vertebrale accompagnato dall’insorgere improvviso di un dolore acuto durante il sollevamento di un oggetto o durante un movimento non consueto del corpo. I test ematici sono spesso normali ma devono essere eseguiti per escludere altre condizioni che potrebbero indebolire le ossa.

Una radiografia normale non è abbastanza affidabile per diagnosticare l’osteoporosi. Il tipo e l’aspetto della vertebra fratturata possono, tuttavia, sollevare il sospetto di un’origine osteoporotica.

Il test più affidabile per l’osteoporosi è la densitometria ossea con tecnica di assorbimento a raggi X (DEXA). Con questo esame non solo è possibile confermare l’osteoporosi ma anche quantificarne la gravità (normale-osteopenia-osteoporosi -osteoporosi grave). Questi risultati forniscono informazioni sulla gravità dell’osteoporosi e possono essere utili per la scelta della terapia appropriata. Tuttavia, la DEXA non è sempre necessaria e una frattura senza causa apparente costituisce già una diagnosi di osteoporosi grave.

Nelle situazioni di dubbio, una biopsia può essere utile per confermare la diagnosi.
 
 
 
Trattamento
Il trattamento non operatorio

Il trattamento non operatorio ha lo scopo di impedire la progressione dell’osteoporosi influenzando il metabolismo osseo. Una dieta sana e uno stile di vita sano con svolgimento di attività fisica sono fasi importanti per la cura. La prevenzione delle cadute, i dispositivi “di protezione” quali bastoni da passeggio o stampelle possono essere utili.

Esistono farmaci specifici che inibiscono o rallentano l’ulteriore perdita di massa ossea (bifosfonati, ormoni e altri) e stimolano la nuova formazione ossea (paratormone). In generale, l’assimilazione di calcio e il miglioramento della qualità dell’osso richiede mesi se non anni. Questo trattamento deve quindi essere proseguito per un lungo periodo e i pazienti devono essere seguiti regolarmente. Il calcio e la vitamina D sono tra le integrazioni più importanti nel trattamento farmacologico dell’osteoporosi.

La cura (e la prevenzione) dell’osteoporosi è generale e cura il paziente nel suo complesso. La cura di una frattura vertebrale osteoporotica può includere il trattamento della frattura stessa.
Si stima che solo il 10% circa di tutte le fratture osteoporotiche della colonna vertebrale richieda un intervento. La maggior parte delle fratture guarisce spontaneamente, spesso senza essere nemmeno rilevate dal paziente, oppure con un trattamento temporaneo a base di analgesici.
Nei casi di dolore moderato, principalmente correlato alla postura, un supporto esterno quale un busto può rivelarsi utile per ridurre i sintomi. Tuttavia, non ci si può attendere che un supporto esterno sia abbastanza forte da correggere eventuali deformazioni formatesi in seguito alle fratture.

Trattamento chirurgico

I principali obiettivi del trattamento chirurgico possono essere riassunti nei seguenti punti:
 
1. Sollievo dal dolore
2. Stabilizzazione della vertebra fratturata
3. Riduzione della deformazione
4. Se è presente una pressione sul midollo spinale, può essere necessaria una decompressione
5. Allineamento della colonna vertebrale

Ciascun paziente può avere esigenze o problemi diversi e tentare di raggiungere tutti gli obiettivi di trattamento può non essere possibile o costituire un pericolo. Durante il trattamento di una curva accentuata o della riduzione di una deformazione, si possono talvolta prendere in considerazione interventi chirurgici importanti quali le osteotomie o l’impianto di strumenti lunghi.
 
 
Stabilizzazione intravertebrale
Questa tecnica rinforza la struttura ossea mediante iniezione di cemento osseo nel corpo vertebrale. Due tecniche diverse sono attualmente utilizzate: la vertebroplastica e la cifoplastica.

Entrambe le tecniche si avvalgono di una procedura percutanea, mediante la quale viene iniettato cemento osseo o un materiale analogo direttamente nel corpo vertebrale (Fig. OP5) attraverso il peduncolo della vertebra fratturata.
 
 
 

Fig. OP5

 
 
In vertebroplastica, il cemento è iniettato direttamente nella parte spugnosa mentre in cifoplastica, si crea prima lo spazio per il cemento per mezzo di un palloncino. Il palloncino è gonfiato nella vertebra deformata, permettendo di sollevare il piatto vertebrale fratturato e infossato e di ripristinare l’altezza originaria del corpo vertebrale. (Fig. OP 6,7,8). Una tale correzione può essere indicata solo in fratture recenti in cui le parti ossee sono ancora mobili.
 
 
 

Fig. OP6

 
 

Fig. OP7

 
 

Fig. OP8